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	<title>Gerardo Lunatici</title>
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		<title>Benvenuti</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Nov 2011 15:06:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Home]]></category>
		<category><![CDATA[opere]]></category>

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		<description><![CDATA[]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.gerardolunatici.com/fossili/"><img class="aligncenter size-full wp-image-279" title="blu" src="http://www.gerardolunatici.com/wp-content/uploads/2011/11/blu.jpg" alt="" width="590" height="268" /></a></p>
<hr />
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		<title>Smalto animale</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Nov 2011 13:22:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[In corso]]></category>

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		<description><![CDATA[Associazione culturale 99,  via Farini, 29, Parma – Inaugurazione: sabato 12 novembre ore 18.00 Perchè smalto animale? Perchè se osservando l’umanità sembra di vedere più spesso l’opacità  dell’esistenza che la sua vivacità, il mondo animale mantiene ancora – e  nonostante tutto – completamente intatto il suo “smalto” naturale. Sono anzi proprio gli animali che ci [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong></strong>Associazione culturale 99,  via Farini, 29, Parma – <strong>Inaugurazione: sabato 12 novembre ore 18.00</strong></p>
<p style="text-align: center;">
<div class="ngg-imagebrowser" id="ngg-imagebrowser-7-269">

	<h3></h3>

	<div class="pic">
<a href="http://www.gerardolunatici.com/wp-content/gallery/smalto-animale_1/elefante-su-rosso.jpg" title="" class="shutterset_smalto-animale">
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	<div class="ngg-imagebrowser-nav"> 
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		</div>
		<div class="counter">Picture 1 of 9</div>
		<div class="ngg-imagebrowser-desc"><p></p></div>
	</div>	

</div>	

</p>
<hr />
<p style="text-align: justify;">Perchè smalto animale?<br />
Perchè se osservando l’umanità sembra di vedere più spesso l’opacità  dell’esistenza che la sua vivacità, il mondo animale mantiene ancora – e  nonostante tutto – completamente intatto il suo “smalto” naturale.<br />
Sono anzi proprio gli animali che ci restituiscono la nostra umanità,  ricordandoci la nostra origine, restituendoci un senso di appartenenza a un  mondo fatto di istinto,  forza vitale e primordiale passione.<br />
E’ come se la loro bellezza, il loro vigore, la loro innata eleganza  rievocassero quello stato di grazia autentico, quel paradiso perduto da cui (forse) proveniamo e di cui abbiamo nostalgia.<br />
Questi quadri nascono proprio da questo sentimento, un misto di ammirazione,  nostalgia e speranza.<br />
Attraverso gli smalti, brillanti e lucidi, Lunatici ha voluto esaltare la  bellezza animale; usando le grandi dimensioni, ha accentuato la monumentalità e  la solennità del portamento animale; con le superfici ruvide e irregolari ha cercato di “toccare” e far toccare il corpo animale, per rendere queste  creature più vive e palpitanti.<br />
Anche la scelta di allestire in uno spazio piccolo ma elegante come quello  dell’Associazione culturale 99 queste opere di grandi dimensioni è volutamente provocatoria: lo scopo è di fare “uscire” gli animale dalle loro tele e e far  loro invadere lo spazio circostante, per creare un rapporto più diretto e  immediato con lo spettatore, e provocare un contatto non banale, energetico e profondo.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Lunatici</em></p>
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		<title></title>
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		<pubDate>Thu, 24 Nov 2011 09:45:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri e citazioni]]></category>

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		<description><![CDATA[IL RITRATTO COME GENERE Il ritratto è un genere un po’ in disuso. Nel passato solo re e aristocratici erano degni di riprodurre la propria effige, con lo scopo di celebrare i fasti del potere. In epoca moderna la borghesia ha voluto sancire il suo approdo ai vertici della società: non fasto e dignità, ma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>IL RITRATTO COME GENERE</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il ritratto è un genere un po’ in disuso. Nel passato solo re e aristocratici erano degni di riprodurre la propria effige, con lo scopo di celebrare i fasti del potere.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="aligncenter" src="http://gerardolunatici.altervista.org/blog/wp-content/uploads/2011/07/d-300x294.jpg" alt="" width="200" height="200" /><br />
In epoca moderna la borghesia ha voluto sancire il suo approdo ai vertici della società: non fasto e dignità, ma valori borghesi, serietà, rigore, rispettabilità.</p>
<p style="text-align: justify;">Poi è arrivata la psicologia… tutti sono portatori, più o meno sani, di un Io, e il ritratto è diventato l’espressione del narcisismo di massa…</p>
<p><em>Ritratto di Pier Paolo Pasolini<br />
</em></p>
<hr />
<div id="post-1297">
<p><strong>ARTE, PRINCIPIO E FINE</strong></p>
<p style="text-align: justify;">C’è una frase di Picasso che mi piace molto: “Tutto l’interesse dell’arte è nel<strong> principio</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo il principio, è già la fine.” <strong>Il</strong> momento più magico in effetti è quello in cui il pittore si mette al cavalletto, come Dio l’attimo prima della Creazione…il resto è lavoro. Quando il quadro poi è finito, a me personalmente non interessa più, se non per la sua futura collocazione…</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="aligncenter" src="http://gerardolunatici.altervista.org/blog/wp-content/uploads/2011/07/a-300x216.jpg" alt="" width="300" height="216" /><br />
Tra gli storici dell’arte, ho sempre apprezzato la serietà e la competenza di Federico Zeri di cui ricordo questa affermazione, sempre attuale: “Il progetto culturale che conta non è quello di aprire i musei di notte, ma quello di dare alla gente il modo di capire ciò che è esposto.” L’espressione progetto culturale un po’ mi inquieta, ma mi chiedo anche: qual è oggi il progetto culturale?</p>
<p style="text-align: justify;">Sarebbe bello se questo rispondesse all’esigenza di diffondere l’arte, non per i suoi valori estetici ma per quelli etici, nel senso in cui li intende Nicola Abbagnano, filosofo esistenzialista italiano: “Chi intende l’arte, non è un artista mancato o potenziale, ma solo un uomo che si sente solidale con l’altro uomo nel comune sforzo, pieno di rischio e di fascino, di liberazione e di riscatto.”</p>
</div>
<hr />
<div id="post-1295">
<p><strong>LA LOTTA PER L&#8217;ARTE</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Dipingere è una lotta</strong>, una piccola lotta con la materia. A volte lotta greco-romana: dura, faticosa, lenta, sudata… A volte karatè: una mossa e l’avversario è al tappeto. Spesso è un combattimento di boxe: un sacco di clinch, verdetto di parità e uno spettacolo noioso…</p>
<p style="text-align: justify;">Se c’è una cosa che non mi interessa, quella sono io, cioè il mio Io, il mio mondo interiore. Se c’è una cosa che non desidero fare con la pittura è proprio esprimermi, diffondere nel mondo gli schizzi di quella fanghiglia informe e incoerente che è il mio Io. Inevitabilmente questo viene fuori, qualsiasi argomento si possa affrontare.</p>
<p style="text-align: justify;">Il linguaggio è come la tua impronta digitale, ti possiede più di quanto tu non possieda lui. E ti tradisce per quello che sei, inevitabilmente, appunto. Anzi, credo paradossalmente che ognuno parli di sé quando parla non del suo Io, ma quando parla di qualcos’altro. “Esprimersi” è illusorio, in realtà per parlare di sé, bisogna parlare di Altro. Estraniarsi.</p>
<p style="text-align: justify;">La pittura non è per me l’espressione dei miei stati d’animo, delle mie emozioni o dei miei pensieri. Con la pittura io esco da me per essere<strong> Altro</strong>.</p>
</div>
<hr />
<div id="post-1293">
<p><strong>L&#8217;IMMAGINE PITTORICA</strong></p>
<p style="text-align: justify;">L’immagine pittorica è il <strong>risultato di un procedimento di tipo tecnico</strong>: l’arte contemporanea ha spostato la sua attenzione sul processo creativo, sugli elementi costitutivi che la realizzano, materia, segno, azione, concetto, molto più che sul risultato, cioè l’immagine o la visione.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="aligncenter" src="http://gerardolunatici.altervista.org/blog/wp-content/uploads/2011/07/b-150x150.jpg" alt="" width="200" height="200" /><br />
Ultimamente ci sono segnali incoraggianti di un rinnovato interesse per la pittura figurativa, in cui l’immagine è più importante del procedimento usato per ottenerla. Questa nuova figurazione risulta arricchita da tutte le sperimentazioni e le riflessioni relative al procedimento, più consapevole degli strumenti operativi necessari alla realizzazione delle immagini.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ come se si fosse smontato un motore, per vedere come è fatto, quali sono gli elementi che lo compongono e come interagiscono tra di loro, e ora lo si sia rimontato, perché l’importante non è sapere come funziona il motore… ma viaggiare!</p>
<p style="text-align: justify;">La pittura non serve a spiegare cosa è il dipingere, ma per avere visioni. L’arte non può più essere autoreferenziale (l’arte che riflette se stessa, che si pone il quesito di cosa sia l’arte, di come sia possibile l’agire artistico, di quale sia il suo linguaggio, insomma una meta-arte), ma deve ricominciare a esplorare altri universi, simbolici, emotivi, deve ampliare il senso della vista, e tutti gli altri sensi, e deve portare fuori di sé, deve essere, appunto, <strong>estasi</strong>.</p>
</div>
<hr />
<div id="post-1291">
<p><strong>FIGURATIVO O NON FIGURATIVO?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Materico, segnico, visual, concettuale, performance, action… Ma non c’è già tutto questo in un quadro, anche<strong> figurativo</strong>?</p>
<p style="text-align: justify;">Dipingere è creare un’immagine o elaborarla o estrapolarla o contestualizzarla o mortificarla o trasformarla…</p>
<p style="text-align: justify;">Insomma è un lavoro che ha a che fare con l’attività della visione. Dipingere è avere visioni, in cui altri possano riconoscersi, è dare corpo ad immagini che altri possono vedere. L’immaginario, da processo astratto, si fa visione realizzata.</p>
<p style="text-align: justify;">La pittura astratta non realizza fino in fondo questo processo, perché si ferma al procedimento, è un atto che non si fa sostanza.</p>
<p style="text-align: justify;">La libertà richiede disciplina, non è capriccio o arbitrio. Se non capisco qual è<strong> il verso di un quadro</strong>, rinuncio a ricercarne il senso…</p>
</div>
<hr />
<div id="post-1289">
<p><strong>ANCORA SULL&#8217;ARTE!</strong></p>
<p style="text-align: justify;">L’Arte si manifesta, come una teofania, nei templi ad essa destinati: Biennale, Kassel, Basilea, ecc. Le arti, più modestamente, sono visibili nelle raccolte di qualche collezionista, nei musei locali, nelle manifestazioni fieristiche o festivaliere.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="aligncenter" src="http://gerardolunatici.altervista.org/blog/wp-content/uploads/2011/07/c-150x150.jpg" alt="" width="200" height="200" /></p>
<p>La pittura è reperibile ormai solo dai corniciai, in qualche bar chic, nei ristoranti alla moda. I galleristi sono diventati commercianti, a metà strada tra i filosofi e i piazzisti: i massimi sistemi a prezzo scontato, l’altezza dello spirito per tutte le tasche… <strong>L’alto e il basso si scambiano favori </strong>per guadagnare entrambi.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma tutti ci perdono.</p>
</div>
<hr />
<div id="post-1286">
<p><strong>ARTE E FILOSOFIA</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L’arte e la filosofia</strong>, nel Novecento, si sono prese a braccetto e si sono sostenute a vicenda.<br />
L’arte si è potuta considerare tale solo se teorizzata, o inserita all’interno di un discorso culturale più ampio.</p>
<p style="text-align: justify;">La morte delle arti (con la a minuscola), cioè pittura, scultura e grafica, è stato il prezzo da pagare per la sopravvivenza dell’Arte (con la A maiuscola). L’Arte ha ucciso le arti. Complice di questo delitto è stata la Critica, sorella minore della Filosofia.</p>
<p style="text-align: justify;">Le maiuscole qui sono tutte d’obbligo. La pittura, la scultura, il disegno hanno ceduto il passo all’Arte. Malevic è ancora pittore, ma dopo di lui si può essere solo…artisti!</p>
</div>
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		<title></title>
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		<pubDate>Thu, 24 Nov 2011 09:30:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Testi critici]]></category>
		<category><![CDATA[hanno scritto]]></category>
		<category><![CDATA[Lunatici]]></category>
		<category><![CDATA[testi critici]]></category>

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		<description><![CDATA[Realtà e ritratto: Gerardo Lunatici di Raffaele De Grada Nel mondo contemporaneo delle arti anche noi critici militanti corriamo il rischio di dimenticare, per eccessivo interesse per le giovanissime generazioni, che nella fascia di artisti che va tra i quaranta e i settanta esistono personalità di rilievo che hanno approfondito lo studio della figura umana [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Realtà e ritratto: Gerardo Lunatici<br />
<em>di Raffaele De Grada</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Nel mondo contemporaneo delle arti anche noi critici militanti corriamo il rischio di dimenticare, per eccessivo interesse per le giovanissime generazioni, che nella fascia di artisti che va tra i quaranta e i settanta esistono personalità di rilievo che hanno approfondito lo studio della figura umana e della struttura del paesaggio, oltre le tecniche dell’informale.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Il mezzo più comune per studiare la figura umana è, come di sa, quello del ritratto. È dal Medioevo che i santi sulle pareti delle chiese appaiono come grandi ritratti che si imprimono nella memoria; penso per esempio a quelli emblematici che vidi nel villaggio bulgaro di Boyana, che mi sono portato dietro nella memoria come un’ammonizione del passato medioevale senza le modificazioni formali della nostra arte occidentale. Un realismo assoluto, senza compiacimenti.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Poi, nell’epoca moderna, nel ritratto si è sempre più cercato di imprimere una caratterizzazione individuale fino ad accentuare i difetti del volto esagerando le sue particolarità.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Alla fine, questo modo di rappresentare la figura umana si è chiamato “espressionista”.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Il ritrattista contemporaneo si è sentito quasi in obbligo di essere un po’ “espressionista” nel modo di trattare la figura umana e ciò ha portato a concludere che in un certo senso si è confusa la caricatura con il ritratto, eppure il grande esempio di Daumier ci può ancora insegnare qualcosa.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">In questo campo del ritratto caratteristico, che confina con quello dell’illustrazione, alcune personalità come quella di Tullio Pericoli si sono fatte un gran nome; ma ora vengo a conoscenza, fuori dall’area emiliana in cui è famoso anche per la sua collaborazione alla Gazzetta di Parma, di questo ingegnoso professore di Italiano e Storia, creatore di geniali ritratti di personalità della nostra epoca, che è Gerardo Lunatici, un toscano di Castelfiorentino che ora insegna e opera a Parma.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Lunatici, avvalendosi certo di fotografie, ma soprattutto di fantasia “culturale”, stende su tele assai vaste ritratti di personalità del cinema da Antonioni da Ingmar Bergmann, della letteratura da Moravia a Prévert, a Borges, a Ungaretti, tocca anche tasti delicati come quello della problematica raffigurazione di Céline e così via, raffigurando anche i personaggi da noi meno popolari come i giapponesi Mishima e Kurosawa e lo slavo Kosturica. Non sono certo ritratti in posa, ognuno ha un gesto e un atteggiamento tipico.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Si penserà che questo è un patrimonio della buona illustrazione, guardata sempre in sospetto dai Pittori con la P maiuscola. Ma mi piace subito affermare che è riduttivo considerare questo metodo di rappresentazione come un sottoprodotto della pittura. Così la pensavano i pittori bravissimi che decoravano le chiese del Medioevo, in particolare in Oriente dove non imperava il dogma del classicismo ellenistico; penso per esempio alle chiese russe di Novgorod e di Suzdal, dove il pittore affidava al gesto e alla particolare intonazione di colore il racconto senza bisogno di narrarlo figurativamente.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Sì, questi “ritratti” di Lunatici, oltre che divertirmi, mi confortano dopo tante “figure” in rigida posa che ho visto in tutto il corso del Novecento. L’esuberante panciotto rosso di Fellini mi dicono di lui tanto quanto la mancanza di corpo di Ezra Pound mi suggerisce l’amarezza del personaggio, cinico spettatore dei nostri tempi.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Si potrebbe continuare con questi esempi; qualche volta Lunatici inquadra il personaggio nell’ambiente a segno della sua socialità com’è il caso di Hemingway. I personaggi americani sono espressi con una potenza selvaggia, Steven Spielberg è quasi sguaiato e Miles Davis è terribilmente triste. E si potrebbe continuare. Questi ritratti di Lunatici sono una sorta di storia contemporanea per immagini, qualcuno ha maggiore consistenza plastica, altri sono più illustrativi. C’è nell’autore un maggiore o minore amore per il personaggio; uno dei più romantici, con quel taglio rosso e giallo del fondo, è il ritratto del dormiente Stanley Kubrick.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Lunatici non è soltanto un ritrattista, è anche un pittore di paesaggio. La struttura plastica del paesaggio è minima, la direi ispirata alla fantasia cinematografica: giardini andalusi, boschi arrossati dall’autunno, spiagge e fiumi esotici. La figura non c’è, bisogna accostarsi mentalmente ai molteplici ritratti come a loro commento… Il carattere di questi paesaggi, dove le piante crescono umide dalle acque, è veneta, con verdi e rossi fascinosi che prendono corpo nel farsi senza un disegno premeditato.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Ma voglio rammentare un’altra caratteristica che è particolare di Lunatici. Non sono molti i pittori d’oggi che dipingano con amore gli animali, bisogna voler bene agli animali e conoscerli da vicino. Ma anche come animalista Lunatici è un fantasioso, come i pittori veneti del Settecento, come Pietro Longhi, che dipingevano gli animali esotici senza conoscerli. Le zebre, gli struzzi, i leopardi di Lunatici si imprimono nella memoria…</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Ma gli interessi pittorici di Lunatici non si fermano qui: c’è tutta una serie di opere, che egli intitola “Requiem”, che ci presenta una umanità colpita, tale da ricordarci le recenti stragi orrende del Ruanda e del Burundi, per non parlare dell’Irak.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Lunatici non le localizza, lascia alla fantasia del riguardante scegliersi uno dei tanti teatri dove questi orrori avvengono continuamente. Soltanto il cadavere di Salvatore Giuliano ha un’attenzione speciale, per il resto basta Requiem, la morte e la pietà. Anche questi dipinti sono pregnanti di esotismo che poi dilaga nelle sue opere minori, forti pastelli su carta, qualcuno molto originale, come quel cesto fiorito che si appoggia sulla testa di un africano.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Un contesto, questo di Gerardo Lunatici, che deve essere considerato come un fatto di portata non soltanto emiliana, e neppure nazionale. Se noi italiani avessimo più coscienza dei nostri valori, dovremmo considerare un artista come questo un contributo importante alla pittura europea e non soltanto come un piacevole e geniale autore di ritratti illustri.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">22 aprile 2005, <em><strong>Raffaele De Grada</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">“Colpisce, di questi ritratti, la genesi nel tratto (della punta d’inchiostro): il segno cerca la rappresentazione, governato dalla preoccupazione di evitare la caricatura e altrettanto di trascurare la mimesi fotografica; il segno si fa garante del curioso ma rispettoso e necessario distanziamento, l’analisi fisiognomica assiste il progresso del tratto verso il ritratto del volto. Ma negli elementi circostanti la partecipazione, la simpatia, la firma interpretativa di Lunatici può esprimersi con delicata, ludica ironia o con personale, allusiva memoria dell’incontro con l’opera del soggetto: svolazzano Uccelli nel cielo di Hitchcock, emerge da un guscio il volto di Darwin, nel pensatoio di Brera c’è un bicchiere di rosso più vuoto che pieno.”</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Enrico Bizzarri,</strong></em> presentazione al Catalogo della mostra RITRATTI, Aprile 1995</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">“Il ritratto può certo ridursi al volto di Narciso dell’autore che si impadronisce del viso altrui e vi si riflette, può divenire il segno di volti terzi intersecati tra loro sino a evocare entità estranee al soggetto originale, ma può invece, forse deve, costituire un’intercessione, dare spessore a un luogo posto a metà strada tra fedeltà e interpretazione, dove metà non indica tentazione di compromessi, bensì soglia tra due possibilità, punto di incontro di più traiettorie.”</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Natalia Robusti,</strong></em> postfazione al catalogo della mostra RITRATTI, Aprile 1995</p>
<p style="text-align: justify;">“Lunatici è bravo, il suo segno è analitico, nel tratto e nel suo significato. Si tratta, per lui, ora, di trovare una lingua personale che lo renda riconoscibile lungo il corso dischiuso da Pericoli. E alcuni ritratti portano, a mio avviso, questo segno di riconoscibilità per il giovane autore: quello di Bertolucci, ad esempio, tracciato con chiara sintesi grafica; e, ancor meglio, quello di Gianfranco Contini, costruito con segno verticale, in una finta cancellazione che ricorda la pittura di Bacon. Questi, ed altri, sono i segnali che indicano in Lunatici la ricerca di una via interna del ritratto su personaggi famosi: con il proposito, implicito, di costruire, come ha scritto Almansi a proposito di Pericoli, il suo autoritratto.”</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Gianni Cavazzini</strong></em>, “Gazzetta di Parma”, 26 Aprille 1995</p>
<p style="text-align: justify;">“Lunatici sa guardare a 360 gradi e la sua occhiata è folgorante e ampia. Sa scoprire in ogni attimo della vita la totalità del suo significato, dando ragione al detto di Flaubert che ‘il buon Dio è nel particolare’. Ecco Hitchcock sornione, furbastro, adagiato sul trono delle sue trame assurde, con il sigaro, radi capelli, l’aria di meneimpipo; ecco il Marx tutto coperto dalla trama dei suoi capelli-spirali alla Lucio Crippa, nascosto eppure chiaro e visibile sotto questa trama arabescata. Armonico è questo campionario di volti; questo Hemingway che va d’accordo con Benjamin; questo meraviglioso scanzonato Woody Allen da ragazzaccio inglese pieno di fantasiosi capricci… Come può essere definito Lunatici? Bizzarri propone una singolare etichettatura: ‘Mai stato svevo, mai stato ghibellino. Franco negli occhi, guelfo nella mano. Non giudica e non manda. Avversa e seleziona. Non fa copia di copia’”.</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Mario Cattafesta,</strong></em> “Gazzetta di Mantova”, Aprile 1995</p>
<p style="text-align: justify;">Considerato fin dall’età umanistica ‘cosa divina’, il ritratto è stato assunto dalla modernità in una dimensione molto più ravvicinata: una specie di radiografia, del corpo e dell’animo. Per la sequenza dei suoi scrittori a tavola Lunatici ha portato significative variazioni ai consueti registri linguistici del suo lavoro per immagini… Ne esce, così, una galleria di situazioni individue, legate alle esperienze conviviali da ragioni remote o prossime: una lettera di Beethoven e un aforisma di Ceronetti appaiono sullo stesso piano, associati, in questo caso, da idee opposte sull’uomo e sulla vita.”</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Gianni Cavazzini, </strong></em>“Gazzetta di Parma”, Marzo 1997</p>
<p style="text-align: justify;">“Gerardo Lunatici ha passioni hemingwayane che nessuno direbbe mai e c’è il sospetto che faccia proprio dell’insofferenza la miglior sua consigliera. Già nella tecnica usata per le quasi quaranta opere esposte: pastelli, né a cera né ad olio, ma a polvere pressata, tipo gesso, dati su carte povere ed irregolari, come quelle da pacco, porose e zigrinate, trattate prima con una mano di tempera scura. Un’emozione violentemente materica, che in alcuni casi ricorda le voluttuose combustioni di Burri, e luministicamente strattonata, come se Gauguin diventasse suo malgrado un dramma barocco… Perché, alla fine, se è vero che Lunatici non ama le pitture rassicuranti da salotto, dove rose e carciofi hanno più o meno lo stesso spessore decorativo, il suo mettere in crisi, con un intento culturale ed etico che impone per forza di sentimenti una riflessione, indica sempre una via d’uscita. Abbracciare la rabbia e trasformarla in energia creativa.”</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Mariagrazia Villa</strong></em>, “Gazzetta di Parma”, 7 Maggio 2000</p>
<p style="text-align: justify;">“Gerardo Lunatici, affascinato dalle atmosfere africane, usa una tecnica personalissima, che tiene d’occhio anche il cinema e la fotografia.”</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Tiziano Marcheselli,</strong></em> “Gazzetta di Parma”, Novembre 2001</p>
<p style="text-align: justify;">“Il pittore non deve dipingere quello che vede, ma quello che si vedrà. Così scrive Paul Valéry e così penso guardando i quadri di Gerardo Lunatici. I suoi quadri nascono sempre da un furor, da una passione improvvisa e monotematica, come capita per gli amori assoluti… Sono immagini che vanno ben oltre la fotografia a cui Lunatici s’ispira. Non è la fonte importante, quanto piuttosto lo sviluppo artistico dell’immagine, dell’atteggiamento dell’artista, ciò che viene strappato dalla pittura. E’ una emozione. Così capita con Zavattini, colto quasi in uno spasmo; Moravia con le braccia incrociate; Ungaretti chino su di un libro; Montale sopra una seggiola di vimini con le mani intrecciate; Borges abbandonato sopra una poltrona con le gambe aperte; Bertolucci, signore, che gira un caffè…”</p>
<p style="text-align: justify;">Prefazione di <em><strong>Guido Conti</strong></em> alla mostra “SCRITTORI DIPINTI”, Libreria Fiaccadori, Parma, Febbraio 2001″</p>
<p style="text-align: justify;">“Una raccolta di ritratti firmati da un pittore che pur essendo ancora un giovane artista ha lasciato il segno sul territorio… Si tratta di una ventina di ritratti – dice Lunatici – di scrittori e personaggi della cultura. I ritratti sono il frutto di un lavoro che dal bianco e nero è passato alla china con l’inserimento del colore: acquerelli, pastelli e adesso olio su dimensioni abbastanza grandi. Rispetto al passato, la ricerca ha raggiunto un risultato più completo. Sicuramente il ritratto è un genere della pittura considerato in disuso rispetto ai fasti del passato. E personalmente l’ho ripreso perché credo in questi personaggi degni di una celebrazione. Una forma di celebrazione non retorica, per coloro che veramente hanno arricchito l’umanità di qualcosa che rimane. L’unica fede che si può avere è quella nella cultura, che diventa un valore e serve in tutti gli aspetti della vita. La scelta non dipende quindi soltanto dalle belle espressioni di questi personaggi ma dalla mia convinzione che questi siano gli ultimi eroi. Sono scrittori colti nel loro quotidiano, in pochi gesti: una celebrazione realizzata un po’ sottovoce, sottolineando il rispetto verso la loro grande umanità e dignità.”</p>
<p style="text-align: justify;">Intervista di <em><strong>Mara Varoli </strong></em>su SOPRATTUTTO del 2 Marzo 2001</p>
<p style="text-align: justify;">“Come la santità nell’arte italiana del Trecento. La materia si annoia di tanta densità e fuoriesce. Ma non è fulmineo: è un processo svogliato, quasi contro natura, dove l’ascesi si mette ad asciugare le carni, a illiquidire gli occhi, a trafugare il colore delle vene. E assottiglia verso l’alto, risucchia per l’invisibile, prepara all’incontro con la sostanza… Circa 25 lavori a tecnica mista (tentata da oli, china, tempera e smalto, su carta stropicciata e incollata su tela), realizzati nel 2000 e dedicati da un uomo di matita, da tempo apprezzato ritrattista per le recensioni culturali del nostro giornale, a uomini di penna: romanzieri, poeti, filosofi… E a guardarli bene, c’è un autoritratto in ciascuno. Perché anche Lunatici ha una sua aspirazione alla soavità, scritta nel giglio del tratto. Dentro, potrà anche essere un concreto strattone del Masaccio, tant’è che predilige ‘autori estremi, che oscillano tra vitalismo e nichilismo, come Mishima o la Cvetaeva’, ma fuori sembra un angelo, appena uscito da una tavola di Simone Martini. L’inferno può attendere.”</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Mariagrazia Villa</strong></em>, “Gazzetta di Parma”, Febbraio 2001″</p>
<p style="text-align: justify;">“Si può anche non avere alcun peso sulla coscienza, se si sta nel presente. Essere una lieve pennellata d’olio su carta o su tela, che svapora, si sfrangia, si scioglie. Se poi il soggetto, beato lui, pratica il “carpe diem” oraziano, incapace di rivangare il passato o andare in ansia per il futuro, l’effetto giunge al massimo. Sono gli esseri che il Vangelo ci ricorda non si preoccupano né di quel che mangeranno né di quel che vestiranno, gli interpreti della mostra “Animali selvaggi”… Un occhio, quello di Gerardo, che si mantiene in equilibrio dinamico, perennemente in fieri tra assenza e presenza: animali che in parte sono fuori dalla tela, in parte stanno dentro ma non del tutto visibili: a chi manca una zampa, a chi un corno o un orecchio. In fondo, una visione lunatica, proprio come nel destino del suo cognome.”</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Mariagrazia Villa</strong></em>, “Gazzetta di Parma”, 14 Marzo 2002</p>
<p style="text-align: justify;">“Gerardo Lunatici con i suoi ritratti assolutamente riconoscibili ma mai stucchevoli o troppo fissi nella loro rappresentatività, mostra di aver saputo radicare la cultura figurativa al proprio tempo. L’idea che ha suggerito la realizzazione di queste opere parte da una domanda che l’artista si pone e cioè: chi sono gli uomini illustri del ‘900? (…)</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco allora nascere “IMAGINE”, percorso per immagini della colonna sonora degli ultimi cinquant’anni, tra i ritratti di J. Lennon, B. Marley, M. Davis, J. Morrison e gli altri che ci guardano dalle pareti dell’enoteca, forti dei loro primi piani fra giochi prospettici, indugi cromatici, sfondi a più colori per sviare l’occhio da possibili suggestioni e contrasti puramente pittorici e riportarlo là sul volto, sul corpo, sull’atteggiamento di una o dell’altra celebrità di cui l’autore riesce a cogliere i tratti, gli atteggiamenti più significativi.”</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Stefania Provinciali</strong></em>, Gazzetta di Parma, 28.01.2003</p>
<p style="text-align: justify;">“ Questi paesaggi, questi volti, queste scene di vita sono espressione di una espereianza visiva personale, di un diario che riporta alla memoria i tour dei grandi viaggiatori del passato che nei secoli hanno colto culture e visioni dei mondi attraversati. Si evidenzia una sorta di continuità non solo visiva e formale ma anche mentale tra i luoghi raccontati. Un aspetto questo che dà spazio all’interpretazione così da fondere realtà e sentimento, impressione e pensiero. Il risultato è, come lo stesso autore indica: una sorta di autobiografia per immagini dove alla fine ogni luogo rimanda sempre a qualche altro luogo e soprattutto ad un altro spazio: quello della pittura.”</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Stefania Provinciali</strong></em>, Gazzetta di Parma, 11.03.2003</p>
<p style="text-align: justify;">“ La complessa personalità del santo traspare incisivamente nella pala d’altare del Lunatici, che con abile tratto palesa il rigore interiore del santo senza nulla togliere alla delicatezza d’animo. (…) L’artista in una sintesi mirabile ha saputo coniugare alla luce del bello le tante sfaccettature di questo prisma luminosissimo che porta un nome caro a milioni di fedeli sparsi nei quattro continenti: Antonio di Padova, o più semplicemente il Santo.”</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Padre Angelo Pavesi,</strong></em> Chiesa dei Santi Cosimo e Damiano, Pisa, 14.12.2003</p>
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		<pubDate>Thu, 24 Nov 2011 09:26:43 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[LA MEMORIA E L’OBLIO – ciclo di conferenze per immagini - un anno di incontri con l’arte - Questo ciclo di conferenze – una per ciascun mese dell’anno esclusi quelli estivi – costituisce non solo un percorso storico e cronologico, quanto piuttosto un emozionante itinerario artistico e culturale che tocca le principali festività, celebrazioni o [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>LA MEMORIA E L’OBLIO – ciclo di conferenze per immagini</strong><br />
- un anno di incontri con l’arte -</p>
<p><img class="aligncenter" title="logo_mo_web" src="http://gerardolunatici.altervista.org/blog/wp-content/uploads/2011/07/logo_mo_web.jpg" alt="" width="394" height="257" /></p>
<p style="text-align: justify;">Questo ciclo di conferenze – una per ciascun mese dell’anno esclusi quelli estivi – costituisce non solo un percorso storico e cronologico, quanto piuttosto un emozionante itinerario artistico e culturale che tocca le principali festività, celebrazioni o ricorrenze che abitualmente ogni anno incontriamo lungo il nostro calendario.</p>
<p style="text-align: justify;">Si tratta infatti di un ciclo di appuntamenti suddivisi in tre ambiti principali: quello riferito alle festività religiose, quello riguardante le celebrazioni cosiddette “civili” e, infine, quello rappresentato da appuntamenti legati alle tradizioni popolari.</p>
<p style="text-align: justify;">Ed è interessante, credo, attribuire a ciascuna di queste ricorrenze eguale significato simbolico, perché, come suggerisce e anticipa il titolo del ciclo di conferenze “La memoria e l’Oblio”, ciascun momento di celebrazione collettiva ha una sua profonda ragion d’essere, possiede radici profonde nel tempo e diffuse nello spazio, sia che si tratti di ricorrenze religiose che civili o anche semplicemente popolari.</p>
<p style="text-align: justify;">La forza e la vitalità di una società si possono infatti misurare dalla capacità di ricordare, celebrare e dare il giusto significato ai momenti più importanti della propria civiltà e della propria storia (anche a quelli più tragici e dolorosi), e, insieme, dalla capacità di “dimenticare” seppur temporaneamente gli aspetti più onerosi e impegnativi dell’esistenza, consentendo a ciascuno attraverso la festa, il divertimento o la trasgressione di rifornirsi di leggerezza, trasporto e gioia, per esorcizzare e sdrammatizzare quegli stessi momenti e poterli dunque attraversare con sufficiente forza.</p>
<p style="text-align: justify;">La memoria e l’oblio sono dunque solo i “filtri” con cui in ciascun periodo storico le civiltà e i singoli individui hanno vissuto e affrontato questi momenti, riunendosi sempre e comunque nel giorno della loro ricorrenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Il filo conduttore con cui vengono proposti questi incontri è quello appunto dell’Arte e la sua Storia, così che ciascuno possa approfondire tali ricorrenze “leggendo” le opere d’arte in chiave simbolica e culturale, al fine di ritrovare il senso profondo e a volte nascosto della festa, al di là dei riti che il consumismo impone.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Giorno della Memoria rivissuto nei disegni di Aldo Carpi, il Carnevale nell’interpretazione di Brueghel, la Festa della Donna ripensata a partire dall’esperienza di Frida Kahlo, e via di questo passo sino al giorno del Natale, raffigurato dagli artisti di ogni epoca, diventano così occasione di piacevole riflessione per approfondire il senso del nostro vivere nella Storia e nel Tempo.</p>
<hr />
<p><strong>PITTORI A TAVOLA – ciclo di conferenze per immagini</strong><br />
<em>IL cibo nella storia dell’arte e della pittura</em></p>
<p style="text-align: justify;"><img class="aligncenter" title="logo_pittori_tavola" src="http://gerardolunatici.altervista.org/blog/wp-content/uploads/2011/07/logo_pittori_tavola.jpg" alt="" width="313" height="350" /></p>
<p>Ultime cene, banchetti nuziali, colazioni sull’erba, composizioni barocche di crostacei e frutta tra le argenterie più sfarzose…</p>
<p style="text-align: justify;">Olii, semi di lino, fondi di caffè, chiare d’uovo… ingredienti consueti non solo alla tavola, per dipingere scene di caccia, nature morte animali e vegetali, tavole di nobili imbandite a festa, cucine del popolo con niente di più del necessario: in ogni epoca e periodo i pittori che hanno fatto grande la storia dell’arte hanno rappresentato il primo e forse più importante atto, non solo di sopravvivenza, dell’uomo: il nutrirsi.</p>
<p style="text-align: justify;">Argomenti trattati negli incontri:</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Primo incontro</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">- Simbologia del cibo nella pittura<br />
- L’Ultima Cena<br />
- Banchetti e Tavolate</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Secondo incontro</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">- Gli “ingredienti” della pittura<br />
- Le nature morte<br />
- Il brindisi</p>
<p style="text-align: justify;">Ogni incontro è composto da una parte narrativa e da una parte esemplificativa, con la riproduzione di opere d’arte e particolari significativi dei vari temi trattati.</p>
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		<pubDate>Thu, 24 Nov 2011 08:59:22 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[note biografiche]]></category>
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		<description><![CDATA[BREVE BIOGRAFIA Lunatici è un artista di origine toscane. E’ nato a Castelfiorentino in provincia di Firenze nel 1961, ma si è trasferito con la famiglia a Parma nel 1966. Dal padre Roberto, poeta e pittore, eredita la passione per il disegno e l’arte, e fin da bambino comincia a disegnare, realizzando fumetti e ritratti. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>BREVE BIOGRAFIA</strong></p>
<p><img class="aligncenter" title="ritratto" src="http://gerardolunatici.altervista.org/blog/wp-content/uploads/2011/07/ritratto.jpg" alt="" width="422" height="320" /></p>
<p>Lunatici è un artista di origine toscane.<br />
E’ nato a Castelfiorentino in provincia di Firenze nel 1961, ma si è trasferito con la famiglia a Parma nel 1966.<br />
Dal padre Roberto, poeta e pittore, eredita la passione per il disegno e l’arte, e fin da bambino comincia a disegnare, realizzando fumetti e ritratti. A 10 anni vince un concorso indetto dalla Disney.</p>
<p>La madre Emma, di famiglia circense, invece trasmette a Gerardo l’amore per gli animali e per i viaggi.<br />
Dopo il liceo, Lunatici si iscrive alla facoltà di Filosofia a Bologna dove si laurea con una tesi sulla concezione dell’arte in Platone; nel frattempo continua a disegnare (soprattutto ritratti, realizzati nelle sale d’attesa della stazione ferroviaria di Parma agli ignari viaggiatori).</p>
<p>Comincia anche a dipingere e frequenta gallerie e musei in Italia e all’estero.<br />
Dopo il servizio militare a Verona, si laurea in storia dell’arte a Parma con una tesi sul cinema di Tarkovskij.<br />
Comincia a lavorare nella scuola, insegnando Italiano e Storia nelle scuole superiori. Attualmente insegna nel liceo delle Scienze umane “Sanvitale” di Parma.<br />
Negli stessi anni in cui inizia la professione di docente, comincia anche ad esporre le sue opere.<br />
La prima mostra è del 1987, presso un circolo privato: qui Lunatici espone olii e disegni che suscitano viva curiosità nel pubblico, che avrà modo nel corso degli anni successivi di conoscere e apprezzare questo nuovo artista, ormai “parmigiano” a tutti gli effetti. Nel 1988 espone alle Galleria delle Colonne sempre a Parma una serie di nuovi lavori, grandi e colorate “foreste”.</p>
<p>Da questo momento la sua attività si intensifica anche come illustratore e partecipa a numerose rassegne di disegno, in Italia e all’estero.Nel 1993 si sposa con la poetessa e scrittrice Natalia Robusti. Sempre in quell’anno inizia la sua collaborazione con la “Gazzetta di Parma”, che dura 15 anni fino al 2008 e per la quale realizza più di 600 ritratti di scrittori, poeti, artisti e scienziati, molti dei quali pubblicati nella pagina culturale.<br />
Dal 2000 inizia anche una parallela attività di conferenziere di storia dell’arte e avvia dei corsi di disegno che riscuotono grande successo. Sono anni intensi, di mostre personali e collettive: a Parma, a Villa Soragna di Collecchio, allo Spazio Scorcola di Trieste, due volte presso ExAnte a Roma, a Palazzolo sul Senio (FI), nel chiostro di San Paolo a Ferrara, nelle sale del Palazzo Ducale di Colorno, e nel 2010 a Bologna, con una grande mostra dedicata al mondo dei fossili.</p>
<p>Molti gli intellettuali e i critici che hanno parlato del suo lavoro, a cominciare da Raffaello De Grada, il decano dei critici d’arte italiani, che ha segnalato Lunatici come uno dei pittori “emergenti” più interessanti del panorama artistico italiano.<br />
Altri critici che hanno scritto di lui: Gianni Cavazzini, Silvia Provinciali, Enrico Bizzarri, Mario Cattafesta, Mariagrazia Villa, e scrittori come Guido Conti, Davide Barilli e Natalia Robusti.</p>
<p>Animali, fossili, ritratti e corpi continuano a essere i temi della sua pittura, che pur rimanendo figurativa, risente del linguaggio dell’arte contemporanea, nel segno rapido di una gestualità nervosa, nell’uso non scontato del colore, carico e vibrante, nell’utilizzo di una materia sempre mossa e dai forti richiami tattili.<br />
Insomma, la pittura di Lunatici non perde di vista la grande tradizione formale italiana ed europea, ma tende ad un linguaggio sempre originale, intenso, poetico, che fa del dipingere un atto conoscenza del mondo esteriore, ma anche di sublimazione delle interiori forze oscure dell’uomo e della natura.</p>
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		<pubDate>Wed, 23 Nov 2011 16:55:15 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[ANIMALI “… Non sono molti i pittori d’oggi che dipingono con amore gli animali, bisogna voler bene agli animali e conoscerli da vicino, per farlo. Ma anche come animalista Lunatici è un fantasioso, come i pittori veneti del Settecento, come Pietro Longhi, che dipingevano gli animali esotici senza conoscerli. Le zebre, gli struzzi, i leopardi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><strong>ANIMALI</strong></span><br />
“… Non sono molti i pittori d’oggi che dipingono con amore gli animali, bisogna voler bene agli animali e conoscerli da vicino, per farlo.</p>
<p style="text-align: center;">
<div class="ngg-imagebrowser" id="ngg-imagebrowser-1-75">

	<h3></h3>

	<div class="pic">
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	</div>	

</div>	

</p>
<p style="text-align: justify;">Ma anche come animalista Lunatici è un fantasioso, come i pittori veneti del Settecento, come Pietro Longhi, che dipingevano gli animali esotici senza conoscerli. Le zebre, gli struzzi, i leopardi di Lunatici si imprimono nella memoria…”</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Raffaele De Grada</em></p>
<hr />
<p style="text-align: center;">[C'é un video che non può essere mostrato in questo feed.<a href="http://www.gerardolunatici.com/animali/">Visita la pagina dell'articolo per poter vedere il video.]</a></p>
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		<pubDate>Wed, 23 Nov 2011 16:53:20 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[FOSSILI Ciascuna impronta è il segno di qualcosa – o qualcuno – passato in un dato momento in quel punto esatto. Presenza che evoca un’assenza, inseguirne le tracce è da sempre un’arte: l’arte del ritrovamento. Nell’intreccio di queste traiettorie è avvenuto l’incontro di Lunatici con Arkhé, l’archetipo, il primo segno impresso. Non dall’uomo: dalla natura [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: small;"><strong>FOSSILI</strong></span><br />
Ciascuna impronta è il segno di qualcosa – o qualcuno – passato in un dato momento in quel punto esatto.</p>
<p style="text-align: justify;">
<div class="ngg-imagebrowser" id="ngg-imagebrowser-2-73">

	<h3></h3>

	<div class="pic">
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		<div class="counter">Picture 1 of 17</div>
		<div class="ngg-imagebrowser-desc"><p></p></div>
	</div>	

</div>	

</p>
<p style="text-align: justify;">Presenza che evoca un’assenza, inseguirne le tracce è da sempre un’arte: l’arte del ritrovamento. Nell’intreccio di queste traiettorie è avvenuto l’incontro di Lunatici con <a title="Guarda il CD della mostra" href="http://www.gerardolunatici.it/cd_arke/start.htm" target="_blank">Arkhé</a>, l’archetipo, il primo segno impresso. Non dall’uomo: dalla natura stessa. Strada – o meglio ricerca – senza ritorno.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo sguardo si pone dentro la materia. Insegue quel tratto preciso, quel segno unico e decisivo. Definitivo.<br />
… Sino all’ultimo, quasi sacrilego pensiero: dipingere la polvere che non ritornerà alla polvere.</p>
<p><em>Natalia Robusti</em></p>
<hr />
<p style="text-align: center;">[C'é un video che non può essere mostrato in questo feed.<a href="http://www.gerardolunatici.com/fossili/">Visita la pagina dell'articolo per poter vedere il video.]</a></p>
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		<pubDate>Wed, 23 Nov 2011 16:52:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ILLUSTRAZIONI “…Questi volti, queste scene di vita, questi paesaggi sono espressione di una esperienza visiva personale, di un diario che riporta alla memoria i tour dei grandi viaggiatori del passato che nei secoli hanno colto culture e visioni dei mondi attraversati. Si evidenzia una sorta di continuità non solo visiva e formale ma anche mentale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><strong>ILLUSTRAZIONI</strong></span><br />
“…Questi volti, queste scene di vita, questi paesaggi sono espressione di una esperienza visiva personale, di un diario che riporta alla memoria i tour dei grandi viaggiatori del passato che nei secoli hanno colto culture e visioni dei mondi attraversati.</p>
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<p>Si evidenzia una sorta di continuità non solo visiva e formale ma anche mentale tra i luoghi raccontati. Un aspetto questo che dà spazio all’interpretazione così da fondere realtà e sentimento, impressione e pensiero.</p>
<p>Il risultato è, come lo stesso autore indica: una sorta di autobiografia per immagini dove alla fine ogni luogo rimanda sempre a qualche altro luogo e soprattutto ad un altro spazio: quello della pittura.”</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Stefania Provinciali</em></p>
<hr />
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		<pubDate>Wed, 23 Nov 2011 16:23:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Opere]]></category>
		<category><![CDATA[opere]]></category>
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		<description><![CDATA[RITRATTI I ritratti di Lunatici “…sono immagini che vanno ben oltre la fotografia a cui Lunatici s’ispira. Non è la fonte importante, quanto piuttosto lo sviluppo artistico dell’immagine, dell’atteggiamento dell’artista, ciò che viene strappato dalla pittura. E’ un’emozione. Così capita con Zavattini, colto quasi in uno spasmo; Moravia con le braccia incrociate; Ungaretti chino su [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="header-image"><span style="font-size: small;"><strong>RITRATTI</strong></span><br />
I ritratti di Lunatici “…sono immagini che vanno ben oltre la fotografia a cui Lunatici s’ispira.</div>
<div style="text-align: center;">

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<div style="text-align: justify;">Non è la fonte importante, quanto piuttosto lo sviluppo artistico dell’immagine, dell’atteggiamento dell’artista, ciò che viene strappato dalla pittura.</div>
<div style="text-align: center;">
<p style="text-align: justify;">E’ un’emozione. Così capita con Zavattini, colto quasi in uno spasmo; Moravia con le braccia incrociate; Ungaretti chino su di un libro; Montale sopra una seggiola di vimini con le mani intrecciate; Borges abbandonato sopra una poltrona con le gambe aperte; Bertolucci, signore, che gira un caffè…”</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Guido Conti</em></p>
<hr />
<p>[C'é un video che non può essere mostrato in questo feed.<a href="http://www.gerardolunatici.com/ritratti-a-olio/">Visita la pagina dell'articolo per poter vedere il video.]</a></p>
</div>
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